CICLO DI SEMINARI FORMATIVI

DECIMO APPUNTAMENTO

Venerdì 12 dicembre – Ferrara (FE) – Sala Estense, Piazza Municipale
 orario: 9.30 – 13.30. 

L'INVESTIMENTO IN AGGIORNAMENTO TECNICO E IN FORMAZIONE AVANZATA PER LA RIDUZIONE DELLA VULNERABILITA', DEI RISCHI E DEGLI IMPATTI

"La partecipazione all'evento può dare diritto ai CFP (crediti formativi professionali) da parte del Consiglio Nazionale Architetti P.P.C. e del Collegio dei Geometri e dei Geometri laureati.
Si prega di confermare la partecipazione attraverso il modulo online."

FORMULARIO DI ISCRIZIONE 

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Il seminario ha un duplice obiettivo: da una parte rendere conto dei molteplici esiti ottenuti dai corsi realizzati dal Centro Ricerche Urbane, Territoriali e Ambientali dell'Università di Ferrara grazie ai finanziamenti del Fondo Sociale Europeo della Regione Emilia-Romagna; dall'altra svolgere un ragionamento con istituzioni, imprese e rappresentanze degli ordini professionali sulla rilevanza della formazione e dell'aggiornamento tecnico per la qualificazione continua degli operatori professionali, soprattutto sui temi della riduzione dei rischi multipli (rischio sismico, idraulico, idrogeologico, industriale e umano) e della riduzione degli impatti ambientali. 

Il settore dell'edilizia e di tutta la filiera ad esso legata, dalle imprese al credito, dal mondo professionale fino al mondo della ricerca, è infatti colpito più di altri dalla lunga crisi e dalle trasformazioni strutturali del mercato causate dalla crisi del 2007. Per questo motivo il mondo delle costruzioni richiede oggi notevoli investimenti e sforzi anche e soprattutto sulla formazione per potersi rigenerare.

International Conference 

Multi-Hazard Mitigation: A Challenge for Sustainability and Safety

Ferrara, September 29th and 30th, 2014

Working on sustainability requires exploring several paradigms that have been elaborated over the decades, contributing to the critical debate, and promoting integrated research and teaching projects based on synergies between different methods. Sustainability can only exist within interdisciplinary conceptual frameworks. Deeply rooted biases that oppose sciences vs humanities must be deconstructed in order to allow research, education and training to address universal, epochal and intergenerational issues of sustainability.

The Centro di Ricerche Urbane, Territoriali e Ambientali (CRUTA) of the University of Ferrara and the Consorzio Formedil Emilia Romagna are developing initiatives with the aim to improve interdisciplinary research and teaching programs, particularly on sustainable development. One of these events is the International Conference on Multi-Hazard Mitigation: A Challenge for Sustainability and Safety will take place in Ferrara on Monday 29 and Tuesday 30 September 2014.

The International Conference is organized with and for the Regional Government of Emilia-Romagna, which has asked the University of Ferrara to develop and organize a broad program in order to support the fifty Municipalities affected by the 2012 earthquake. The Conference aims to compare different local experiences and practices, technical shortcomings and cultural delays in the application of effective policies and tools to achieve a substantial mitigation and reduction of multiple risks.

The Conference will focus on specific factors of risk and vulnerability. Particular attention will be dedicated to seismic, hydraulic and hydro-geological risks, but management and industrial risks will be discussed too, in order to protect and secure industrial production and citizen’s safety during and after a natural disaster.

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Pianura padana emiliana: ricostruire il territorio / fabbricare il futuro
Progetto integrato per azioni di formazione, perfezionamento, ricerca e sostegno ai Comuni dell’area terremotata.

20 maggio, 29 maggio, 3 giugno 2012. Tre scosse superiori al 5° grado della Scala Richter; nell’ordine: 5.9, 5.8, 5.1. Un sisma in un’area dove ben pochi - salvo i geologi e i sismologi - se lo aspettavano. Il cuore dell’area rimane la Bassa Modenese, ma ci sono dentro l’Alto Ferrarese, la Bassa Reggiana, una porzione della Bassa Bolognese.

La vera grande peculiarità di questo sisma è che si tratta del primo terremoto nel ‘diffuso’, vale a dire in una delle aree di pianura che caratterizzano il Nord Italia con insediamenti urbani di piccole e piccolissime dimensioni, organizzati in sistemi territoriali, anche in assenza di importanti fasci infrastrutturali, grazie a specifici caratteri antropologici, civici e produttivi, una delle aree più ricche d’Europa, avanzatissima dal punto di vista produttivo e tecnologico, amministrativo, sociale. Nessuna città capoluogo (se si esclude Ferrara, che ha avuto seri danni, circoscritti però al patrimonio storico-monumentale) bensì una teoria di piccoli comuni e frazioni e case coloniche sparse lunga quasi 100 chilometri.

Un terremoto in un territorio ad urbanizzazione diffusa (anche se non ci si trova di fronte ad un continuum urbanizzato tipico di altre aree ricche del Nord e del Centro Italia, Emilia-Romagna compresa) significa una complicata dispersione del danno in una delle pianure irrigue ad alta intensità e qualità produttiva. Questa zona, estremamente vasta, presenta una elevatissima concentrazione di unità produttive agricole, agroalimentari, industriali ed artigianali, con la presenza di distretti produttivi (come il biomedicale, solo per fare l’esempio più noto) di rilevanza internazionale. Nell’area del cratere si contano circa 48mila imprese e 187mila addetti.

Ma i danni purtroppo sono stati molto più diffusi rispetto all’area del cratere, interessando quasi 66mila unità locali e 270mila addetti nei settori dell’industria, costruzioni e terziario, pari rispettivamente al 15,6% ed il 15,9% dei valori totali dell’Emilia-Romagna. L’ampiezza dell’area colpita dal sisma e l’importanza delle attività economiche non può che riflettersi sull’entità dei danni. Le aziende coinvolte (in particolare biomedicale e tessile/abbigliamento, ceramico e meccanica) sono qualche migliaio per un valore complessivo del danno stimato di 2,7 miliardi di euro, oltre ai danni subiti dal settore agricolo e agro-industriale per circa 2,4 miliardi di euro).

Per quanto riguarda le prospettive di sviluppo economico, la stima condotta a partire dalle valutazioni sulle imprese colpite, sui tempi di fermo produzione e sulla dimensione economica dell’area porta a valutare il valore aggiunto perso a causa del sisma in 3,1 miliardi di Euro. La riduzione del Pil regionale conseguente si distribuirà (tenuto conto dei tempi previsti per il riavvio delle attività) almeno sul biennio 2012-2013.

Oltre ai danni al sistema produttivo occorre poi considerare le decine di centri storici minori colpiti, case rurali storiche collassate, attrezzature pubbliche e civili fortemente danneggiate, in particolare scuole, uffici e presìdi pubblici. E poi la rete infrastrutturale: strade, canali di bonifica e argini, idrovore e chiaviche da verificare e rinforzare.

Se la questione della ricostruzione degli edifici e della messa in sicurezza dello stock edificato richiederà tempo e denaro, ma dentro un quadro di certezze tecniche che richiede principalmente coordinamento e condivisione fra Regione, Commissariato e Enti Locali, permettendo di ipotizzare un avanzamento tecnico e tecnologico di tutto il settore dell’industria edilizia più avanzata ed un diffuso miglioramento prestazionale degli edifici, al contrario, la questione del rilancio produttivo dell’area rappresenta un vero e proprio inedito in Italia, in termini di politiche e strumenti da attivare in seguito ad una catastrofe naturale.

STRATEGIA GENERALE DI INTERVENTO

Il progetto 2PxE - Pianura Padana Emiliana: ricostruire il territorio / fabbricare il futuro, intende sostenere la ricostruzione nelle zone colpite dal sisma 2012 attraverso un approccio in grado di apportare e stimolare l’innovazione nella qualità edilizia, nella riconfigurazione urbanistica e territoriale, nella capacità produttiva e nella qualità sociale.

L’evento infausto e inaspettato della distruzione va considerato come l’occasione per immaginare come potrà essere la Pianura Padana Emiliana tra qualche anno. La sfida non è tanto come tornare alla “normalità”, ma il grado di innovazione che si sarà riusciti ad ottenere e a promuovere nelle politiche, nella qualità edilizia, nella riconfigurazione urbanistica e territoriale, nella capacità produttiva, nella qualità sociale.

Il sisma quindi deve rappresentare un’opportunità di rinnovamento generale del territorio emiliano colpito, a partire dall’elemento di base dell’edilizia, storica e contemporanea, per affrontare le politiche di sviluppo produttivo in chiave innovativa, arrivando a riconsiderare la programmazione territoriale e l’organizzazione infrastrutturale per evitare la perdita e l’indebolimento di un sistema produttivo e sociale di prima qualità in una delle aree più ricche d’Europa, avanzatissima dal punto di vista produttivo e tecnologico, amministrativo, sociale.

Un efficace piano di intervento per riparare i danni in quelle zone e consentire a quelle comunità di mantenere vivo il livello di sviluppo raggiunto, guardando contemporaneamente oltre la crisi, non può prescindere da un fabbisogno di base già molto elevato. Qualsiasi proposta deve quindi essere pensata e realizzata puntando all’innovazione come elemento fondamentale di ricostruzione per colmare il gap generato dal sisma e consentire alle popolazioni locali e all’intero tessuto economico-produttivo regionale e nazionale di mantenersi ai livelli già elevati raggiunti in precedenza.

Il progetto 2PxE propone quindi attività focalizzate sul capitale umano come leva strategica dell’innovazione, attraverso interventi formativi di aggiornamento ed elevazione delle professionalità coinvolte nelle politiche di programmazione e gestione territoriale ed economica. Tali interventi formativi si avvarranno di competenze di elevata e specifica esperienza, stimolando nel contempo collaborazioni fra sistemi ed attori impegnati da tempo sul territorio regionale a promuovere l’innovazione attraverso l’investimento sul capitale umano.

OBIETTIVI GENERALI E SPECIFICI

La sfida in atto è determinante: evitare la perdita e l’indebolimento di un sistema produttivo di prima qualità, opzione che rappresenterebbe una perdita per tutta la nazione e la rovina per un territorio di ragguardevoli dimensioni e con forte propensione all’intrapresa e all’innovazione, quindi la fine di un modello sociale ed economico unico e di straordinaria valenza. 

La definizione e lo studio di iniziative per il futuro rilancio delle produzioni del territorio (agricole, artigianali e industriali) e l’innovazione dell’industria delle costruzioni unitamente alla valorizzazione e implementazione delle innovazioni tecnologiche intese quali strumento di crescita e sviluppo socio-economico e territoriale diventano lo sfondo sul quale lavorare ad obiettivi generali quali:

  • garantire la migliore ricostruzione edilizia dello stock edificato, storico e contemporaneo, compatto e diffuso, pubblico, residenziale e produttivo;
  • facilitare l’applicazione di soluzioni tecniche e tecnologiche che garantiscano le migliori prestazioni, tanto in termini di riduzione della vulnerabilità al rischio sismico, quanto in termini di riduzione degli impatti ambientali e di efficienza energetica in primo luogo;
  • proporre le soluzioni urbanistiche più avanzate per riconfigurare i centri urbani, a partire dagli interventi di emergenza che hanno garantito i servizi e le attrezzature pubbliche principali, ma che postulano una progressiva trasformazione delle funzioni urbane, per arrivare alla riconfigurazione territoriale del sistema di area vasta compreso fra le quattro province colpite;
  • introdurre dispositivi e tecnologie digitali a servizio della popolazione, in linea con i processi di innovazione della cosiddetta smart governance, della smart people e dell’Agenda digitale delle Pubbliche Amministrazioni, sia sotto il profilo della fruizione/ricostruzione/ri-appropriazione del patrimonio storico perduto o in attesa di recupero e restauro, sia per quanto riguarda le forme innovative di narrazione delle esperienze vissute e delle trasformazioni identitarie prodotte dal sisma;
  • agevolare le politiche più adeguate per sostenere le produzioni esistenti, promuovendo ulteriore avanzamento tecnologico e ponendo le basi per il consolidamento di nuovi vantaggi competitivi.

Nello specifico, il Piano 2PxE propone azioni che intendono sostenere:

  • l’individuazione, la definizione e la diffusione di competenze nuove e innovative necessarie ai processi di costruzione e ricostruzione;
  • la definizione di azioni per la creazione di nuova occupazione avanzata, sia nei settori produttivi tradizionali, sia in settori oggi non presenti o non prevalenti, ad alta specializzazione tecnologica;
  • la formazione avanzata di professionisti e tecnici del territorio in questione e di quello regionale nel suo complesso, con il fine di diffondere e ampliare le conoscenze tecniche in materia di miglioramento e adeguamento sismico;
  • la formazione e l’aggiornamento dei tecnici dei territori colpiti dal sisma, anche come supporto indiretto alle Amministrazioni Locali per la definizione degli strumenti tecnici per la ricostruzione;
  • il coinvolgimento attivo, attraverso formule formative laboratoriali e di workshop, di professionisti, tecnici e imprese dei territori in questione.

 

RISULTATI ATTESI

Il progetto 2PxE è costruito sulla base della certezza che il sisma deve rappresentare un’opportunità di rinnovamento generale del territorio colpito, a partire dall’elemento di base dell’edilizia, storica e contemporanea, per affrontare questioni inedite come le politiche di sviluppo produttivo in chiave innovativa, arrivando a riconsiderare le politiche di programmazione ed organizzazione infrastrutturale e territoriale.

Il modello Emilia-Romagna e la fama di buongoverno goduta dagli enti pubblici ai diversi livelli e gradi della nostra regione permette di immaginare una pratica eccellente della ricostruzione e del rilancio di un territorio a seguito di una catastrofe naturale. Senza la presunzione di voler contribuire alla definizione di un modello emiliano all’intervento post disastro, è vero anche che il Paese intero, dopo il caso dell’Aquila, può beneficiare di un modello profondamente diverso di azione, come già la gestione dell’emergenza ha dimostrato.

I risultati attesi si possono così riassumere:

  • il sostegno alle comunità e alle Amministrazioni Locali per la ricostruzione fisica e spaziale dei centri colpiti dai sismi del maggio 2012, coinvolgendo attivamente le AA.LL., i professionisti, le imprese dei territori in questione;
  • la formulazione e la divulgazione di buone pratiche e di modelli condivisi per la riorganizzazione urbana e territoriale dei centri colpiti;
  • l’innovazione dell’industria delle costruzioni;
  • l’innovazione tecnologica come strumento di crescita e sviluppo socio-economico e territoriale;
  • la creazione di nuova occupazione avanzata;
  • lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie digitali innovative e creative per il recupero e la valorizzazione della memoria e del patrimonio storico e culturale danneggiati.

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Organizzatori



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